In Relation

In Relation è una tecnica che semplifica la comunicazione rendendola possibile in tutti i casi, anche quando il dialogo appare senza sbocco. Questa delicata ma efficacissima tecnica nasce dalla tenace volontà di Dolores Foglietta di trovare un rimedio a qualcosa che solo in apparenza è impossibile. Gli uomini per esistere hanno bisogno di comunicare, quindi sono sempre predisposti a farlo anche quando questo non sembra essere più vero. Pertanto, è dovere, specialmente dell’operatore professionista, cercare in tutti i casi il rimedio o la chiave che da qualche parte devono esistere.

La comunicazione è vita. Senza di essa l’esistenza sia individuale che collettiva non potrebbe mai svilupparsi. Nonostante ciò gli uomini non comunicano, parlano. Non cercano veramente la condivisione ma generalmente esprimono, in modo quasi sempre inconsapevole, un personale punto di vista difficilmente discutibile e modificabile e che, pertanto, esclude completamento l’altro. Non c’è, quindi, da meravigliarsi se le relazioni finiscono. Certe volte, a ben guardare, non sono neanche iniziate per la mancanza di un vera attitudine al dialogo. Il segreto sta innanzitutto nell’ascolto, un lavoro molto semplice ma più difficile della ricerca delle giuste parole; e, prima ancora, nella onestà d’animo senza la quale è tutto pantomima.

A volte la difficoltà di comunicare può persistere anche se si è in presenza di una piena e sincera apertura, finanche quando le persone coinvolte hanno buona qualità umana. La causa di ciò è semplicemente nei vuoti di formazione delle persone che dovrebbero crescere col naturale desiderio di conoscenza delle regole per una vita utile e corretta. Dovrebbero in altre parole tendere ad essere migliori per se stessi prima ancora che per gli altri, e cercare i luoghi in cui poter trovare le giuste risposte, cioè i libri e gli uomini che conoscono la lunga storia delle esperienze umane e l’evoluzione del pensiero fino alle sue forme più alte. In pratica, se gli uomini fossero educati al rispetto e all’utilità del vero non ci sarebbero le difficoltà di incontro e di comunicazione che siamo costretti a registrare.

Rimane, comunque, la necessità di risolvere il problema. Ma la via verso il risultato è impervia. L’intesa può ritornare solo se vi un forte impegno nella ricerca delle cause che hanno creato disarmonia o frattura e nella capacità, poi, di dichiararle apertamente.

Ma spesso accade che, nonostante il desiderio e la volontà di dare tutto il meglio possibile, il tentativo rimanga infruttuoso a causa dell’oscuro lavoro di profondità di un “io” imperfetto che dissemina il percorso di ostacoli, costringendo il soggetto a trattenere o distorcere la verità circa la situazione reale delle cose.

Un meccanismo di difesa riguardo a verità talvolta inconfessabili che vengono così trattenute nei profondi e bui recessi dell’anima.

Specialmente a causa di quest’ultimo motivo le persone non riescono nel tentativo, seppure volenteroso, di risolvere la crisi da soli e chiedono aiuto ad una persona esterna alla coppia. Accade molto di frequente che questa non riesca a trovare il modo di rimuovere il blocco. Pertanto, viene naturale ricorrere al silenzio, pensato come luogo di ricomposizione delle menti e degli animi e come momento di recupero alla memoria delle primitive ragioni dell’amore. Questa scelta, di fatto, ritiene la parola implicitamente responsabile della improcedibilità del dialogo, e la condanna e bandisce dal terreno di intervento.
E’ proprio da qui che muove i suoi passi il mio metodo a cui ho dato il nome di In-Relation. Questo metodo si sviluppa sulla base di un’idea che va nella direzione opposta a quella descritta precedentemente. La parola è lo strumento principe della comunicazione e la parola deve continuare ad essere il mezzo da prediligere nella ricerca del rimedio o della soluzione. Il motivo a sostegno di questo punto di vista è molto semplice. Il tentativo di comunicazione si inceppa senza possibilità di sblocco perché esiste all’interno della coppia (o famiglia o qualsiasi altro ambito ristretto), o in uno soltanto dei due componenti, una verità in grado di causare molto male a chi la riceve o a chi la deve dichiarare. In pratica, è una verità che non può essere pronunciata. La parola, cioè, viene impedita, interdetta. Di più, viene imprigionata e fatta soffrire; e non potrà mai essere il silenzio il giusto rimedio alla sofferenza della parola. E’ una contraddizione in termini, silenzio e parola sono antitetici e non potranno mai convivere. La soluzione è, invece, aiutare la parola a trovare una sorta di presentabilità attraverso l’assunzione di una forma innocua, un termine sostitutivo che abbia la funzione di alludere a quella verità altrimenti in nessun altro modo dichiarabile. Quel termine sarà in grado di trasmettere l’informazione attraverso il suo vibrato che dirà molto sulla pena, sofferenza, colpa, aspettativa e voglia di perdono. Pronunciata ad alta voce in tutta sincerità diventa il parziale svuotamento o alleggerimento del contenitore delle emozioni, la liberazione da un peso insopportabile che finalmente si può condividere con la persona con cui più di ogni altra si desidera farlo. Questa accoglierà quella parola facendola risuonare dentro di sé e trovando a sua volta la propria, quella giusta per sé e le sue emozioni di quell’esatto momento. E così, di parola in parola col susseguirsi alternato degli umori, dei significati e delle emozioni per mezzo di vibrazioni i due si parlano, si ascoltano e riscoprono il sapore dell’intesa.

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